A volte hai la sensazione di vivere nel Paese dei messaggi brevi, poche battute e concetti essenziali. Nemmeno in quello dei post che consentono ragionamenti un tantino più articolati. Sono strumenti che fanno il loro e meritano rispetto, ma la semplificazione dei temi e l’opinabilità dei numeri utilizzati si prestano a mezzi racconti e mezze verità che non permettono di cogliere il senso profondo dei cambiamenti in atto nel mondo e in casa. Ti trasmettono la sensazione di un Paese che sembra non essere consapevole neppure dei fenomeni reali, non solo economici, che lo attraversano e ridisegnano le cartine della credibilità internazionale italiana perché chiuso nella sua gabbia di fazioni contrapposte che si muovono a difesa dei propri orticelli.

Nonostante la grande crisi geopolitica e le conseguenze geoeconomiche che determina. Nel bel mezzo di una guerra nel cuore dell’Europa, di una tregua che si regge a fatica a Gaza, e di una miriade di conflitti regionali. Anche la mancata consapevolezza che le guerre, nel mondo, non sono mai sparite fa parte di quel bagaglio di non conoscenze comparative che impedisce di cogliere il senso profondo di ciò che sta avvenendo di importante.

A vele spiegate verso il futuro