MESTRE - Ha chiesto la sospensione del procedimento e la messa in prova ai servizi sociali perché, anche con il massimo sforzo possibile, difficilmente potrà versare il risarcimento richiesto dalle vittime del reato di appropriazione indebita di cui è accusata.
Questa la richiesta dell'avvocato Carlo Costantini, difensore di Fabiana Rizzà, 48 anni, già consigliera di Municipalità di Mestre-Carpenedo per la lista fucsia e oggi dipendente comunale, all'udienza predibattimentale di fronte al giudice Enrico Ciampaglia, che si è riservato la decisione rinviando il processo al 20 ottobre. La donna è accusata di essersi appropriata di quasi 100mila euro in tre anni, sottraendoli allo studio legale di Mestre nel quale lavorava come segretaria da lungo tempo.
A sporgere querela erano stati i titolari di un noto studio legale di Mestre che si erano accorti di un consistente ammanco nel 2022, dopo che la donna aveva rassegnato le dimissioni per prendere servizio in Comune di Venezia, negli uffici della Carbonifera. A far nascere i sospetti fu un versamento di 840 euro a favore di Avm, annotato nel rendiconto finanziario dello studio, di cui i legali non riuscivano a capire la motivazione e che risultò riferito all'affitto di un posto auto in centro a Mestre da parte della segretaria. Iniziarono quindi gli accertamenti su tutta la contabilità dello studio legale, dai quali emersero una serie di prelievi e pagamenti non giustificati, resi possibili dalla totale fiducia e dall'ampia delega di cui Rizzà godeva all'interno dello studio. Oltre alla denuncia penale gli avvocati avevano avviato nei confronti dell'ex dipendente anche una causa di fronte alla sezione lavoro del Tribunale, chiedendo nella fase iniziale un sequestro conservativo e il pignoramento del quinto del suo stipendio e, successivamente, ottenendo la condanna della donna a restituire la somma complessiva di 146mila euro (con interessi e rivalutazione monetaria, oltre alle spese di lite) e a versare un risarcimento di ulteriori 25mila euro. Sentenza non impugnata e quindi passata in giudicato.








