Si definisce «una drag fatta di steroidi» e con la sua arte trasformista spera di «togliervi la terra da sotto i piedi». Il perché lo spiega qui
di Raffaele Panizza
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Ci sono casi in cui il successo non rende giustizia al merito. Magari ne crea un simulacro, ma non un doppelgänger. Una proiezione ma nessuna traslazione di sostanza. A maggior ragione quando ci sono di mezzo i social, che amano i fenomeni ma non la loro genesi. Queste righe, perciò, servono a dare tridimensionalità all’opera dell’artista Elliot Joseph Rentz e alla sua creatura mutante: Alexis Stone. Che di fatto è una proiezione di sé, in versione alter-ego, dotata del potere di cancellarsi la faccia e trasformarsi in altri alter-ego. Nello specifico, personaggi che incarna con qualità cinematografica, trucco, supporti prostetici e costumi che volentieri gli offre Demna (ora da Gucci), suo principale committente: Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada, Crudelia De Mon, Morticia Addams, Mrs. Doubtfire, Jessica Lange. Oltre alle campagne per Diesel nei panni di Madonna e quella con Gaultier nei panni dello stesso Gaultier: "Per scansire il suo cranio", racconta, "ho convocato a Parigi i modellisti del museo delle cere Madame Tussauds". Aiutato dal truccatore premio Oscar David Martí, ha ideato e inscenato una performance complessa: ha finto di sottoporsi a una chirurgia plastica completa, ha simulato le tumefazioni dei postumi e il risultato grottesco dei tratti. E per mesi ha vissuto con quella maschera addosso, registrando odio, ammirazione, sconcerto: "Esattamente come mi accusavano di essere orribile prima, così hanno continuato dopo. Chi sperimenta con l’identità fa mancare agli altri la terra sotto i piedi".







