Kronos, il radar del sistema missilistico antiaereo italiano Samp-T schierato in Estonia, gira vorticosamente su se stesso ininterrottamente già da diverse settimane: è un nervoso balletto, sintomo di un'escalation che avanza fino ad affacciarsi alla base di Amari, ultimo avamposto dell'Europa al confine della Russia.
È in questa base militare poco distante dalla capitale Tallin che operano i militari italiani della missione Baltic Eagle III, una squadra di oltre cento uomini di Esercito ed Aeronautica, impegnati in un'operazione per la difesa dello spazio aereo dell'Alleanza Atlantica nel vento gelido di un polmone verde attraversato da piste di volo, container e qualche edificio, dove i fili spinati confinano con i larici tutto intorno. Il bastione aereo è a soli duecentocinquanta chilometri dalla Russia, separata solo da un fiume che divide il continente dalla città di Narva, uno dei posti europei più ad oriente.
Qui solo venerdì scorso la sirena d'allerta ha risuonato negli hangar per l'ennesima volta in meno di due mesi, facendo scattare i piloti per il decollo d'urgenza dei loro due F35 in una manciata di minuti. Ai due top gun italiani, che durante la missione vivono giorno e notte in un'area del capannone sempre vestiti in tuta, bastano pochi istanti per coordinarsi con l'aiuto di altri dieci uomini, indossare i caschi e attivare le turbine per Ghost-1 e Ghost- 2. Volano superando la velocità del suono e in pochi istanti si avvicinano ai velivoli chiamati 'zombie', vale a dire aerei non identificati. Da inizio agosto era la prima volta che i caccia di Mosca entravano nello spazio aereo estone, "ma - spiega Gaetano Farina, comandante della task force air - in questo periodo abbiamo comunque già avuto sette episodi di 'scramble', ovvero ordini di decollo su allarme, tutti per velivoli della federazione russa che non rispettavano le regole di navigazione aerea pur volando su acque internazionali".










