I fatti, anzitutto. «Scattato l’allarme, 24 minuti dopo il suono della sirena i nostri caccia F 35 sono entrati in contatto con questi tre velivoli Mig 31 russi, che però hanno mantenuto prua e direzione a 27mila piedi, sopra gli 8mila metri, nello spazio aereo estone. Non avevano intenzioni aggressive o minacciose». Il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, consigliere militare di tre premier e oggi presidente della Fondazione Icsa, parla di «provocazione deliberata, alla quale va risposto mantenendo il sangue freddo e i nervi saldi, senza cadere nella trappola russa».

I Mig si sono allontanati?

«Non subito. Non hanno ottemperato ai segni convenzionali che in questi casi fanno i nostri piloti per farli uscire da un’area a loro non consentita. L’Estonia è un paese europeo ed è un Paese Nato. Anche gli F-35 italiani agivano in quanto Nato, non in quanto italiani, e per diversi minuti sono rimasti a contatto visivo dei Mig. Li hanno fotografati e accompagnati fuori dall’Estonia».

Non li hanno invitati a uscire subito dall’area non consentita?

«Certo, ma i russi hanno continuato imperturbabili lungo la loro rotta e non hanno risposto alla radio. Gli F-35 li avevano visti nei radar di bordo e, una volta arrivati, sono entrati in contatto visivo e non li hanno più lasciati finché non se ne sono andati. I Mig chiaramente non avevano intenti offensivi, a quella quota erano perfettamente visibili: non intendevano saggiare la capacità di reazione Nato. Ma la provocazione è certa, e forse era questo il vero intento della missione».