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La scorsa settimana la mobilitazione dei portuali di Ravenna, e di una sessantina tra associazioni e comitati pacifisti, ha convinto il comune a impedire l’imbarco di due container carichi di esplosivi diretti in Israele. Il sindaco Alessandro Barattoni ha detto che non si può continuare a far finta di non vedere e non sapere quanto sia disumano contribuire al massacro dei palestinesi nella Striscia di Gaza. Barattoni si riferisce alle armi e alle munizioni che arrivano dall’estero, e che ripartono dai porti italiani quasi di nascosto, in container anonimi, in molti casi senza autorizzazione.

Da quando l’esercito israeliano ha iniziato a bombardare in modo indiscriminato la Striscia di Gaza, l’attenzione nei confronti di questi traffici è aumentata. In molte città italiane i portuali, i lavoratori che scaricano e caricano la merce dalle navi, hanno scoperto carichi di armi e munizioni e si sono rifiutati anche solo di toccarli. Riuniti in collettivi e sindacati di base, hanno organizzato manifestazioni, picchetti e scioperi per fare pressione sulle autorità portuali e sugli enti locali.

Dal porto di Genova, le azioni di disobbedienza civile si sono estese a Livorno, Ravenna, Salerno e altri porti italiani.