«Non si può contribuire in nessun modo al massacro in corso a Gaza. Far transitare armi dai nostri porti, anche quando arrivano da paesi esteri, è un errore. Non basta che il ministro Tajani dica che non si tratta di armi italiane. Il nostro governo deve prendere una posizione netta». Alessandro Barattoni, sindaco di Ravenna parla chiaro: dalla città romagnola «non posso uscire armi destinate a Israele». Un’idea che oggi si è concretizzata nei fatti: due container di esplosivi diretti ad Haifa sono stati prima bloccati nel porto di Ravenna, dopo una segnalazione di alcuni lavoratori portuali, poi allontanati. Sindaco Barattoni, cosa succede ora?«Quello che sappiamo è che i camion hanno lasciato il porto senza scaricare le armi che avevano a bordo. Non sappiamo però se si stanno dirigendo in un’altra città portuale. Di sicuro da Ravenna non partiranno quelle armi». Ci può spiegare cosa è successo oggi?«A fine agosto avevo già inviato una lettera al ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, per avere chiarimenti. Ho scoperto, infatti, con due mesi di ritardo che il 30 giugno scorso un altro carico destinato a Israele era passato dal porto di Ravenna. Ho chiesto quindi a Salvini di chiarire su questo transito e sul progetto europeo Undersec che vede l’autorità portuale adriatica insieme al ministero della Difesa israeliano». Che risposta ha avuto?«Una sostanziale presa in giro, le risposte sono state molto vaghe senza una vera presa di posizione. Però se la volta scorsa ho saputo in ritardo della partenza delle armi in questo caso ho avuto notizia il giorno prima, grazie al fatto che il terminal da cui sarebbero dovute transitare, è pubblico, partecipato cioè da Comune, Provincia e Regione. Quindi ho chiesto di bloccare i camion e alla fine se ne sono andati con le armi ancora a bordo». Da dove provenivano quelle armi?«L’unica cosa che so è che sono entrate in Italia dall’Austria. Mentre la volta scorso provenivano dalla Repubblica Ceca». Perché la scelta di bloccarle?«Perché non si può contribuire in nessun modo al massacro in corso a Gaza. Il nostro porto non darà disponibilità ad altri traffici di armi per paesi che violano i diritti umani. Tajani ha risposto alla mia richiesta dicendo che quelle armi non sono italiane. Non basta, il governo deve prendere una posizione chiara: non è possibile che dai porti italiani escano armi destinate a Israele per le finalità che sappiamo. Non possiamo renderci complici di uno sterminio». Si aspetta che altri sindaci la seguano in questa battaglia?«Noi siamo riusciti oggi a fermare quel carico perché quel terminal è pubblico ed è un caso raro. La maggior parte dei terminal portuali sono privati. Quindi mi auguro innanzitutto un’azione chiara e netta del governo nel non dare più disponibilità dei porti italiani per il transito di armi verso Israele e tutti quei paesi in conflitto che sistematicamente commettono violazioni di diritti umani».
Il sindaco di Ravenna e le armi a Israele: non partecipiamo al massacro di Gaza, il governo che fa?
Il carico è stato fermato nel porto della città romagnola. Barattoni: «Roma deve prendere una posizione netta»











