Una volta simbolo delle vittorie iridate delle "Farfalle" della ritmica, l'ex direttrice tecnica della Nazionale Italiana, Emanuela Maccarani, è stata rinviata a giudizio dal gup di Monza Silvia Pansini, al termine di un tortuoso percorso giudiziario. Il processo si aprirà il 10 febbraio, segnando un nuovo e cruciale capitolo in una vicenda che ha scosso dalle fondamenta il mondo sportivo italiano. A supportare l'accusa, ammesse come parte civile, ci sono quattro ginnaste, tra cui le prime a denunciare gli abusi, Anna Basta e Nina Corradini, insieme a Francesca Mayer e Beatrice Tornatore, oltre all'associazione 'Change the Game' che si è unita alle parti lese.

Maccarani, nei cui confronti la Procura di Monza aveva in un primo momento chiesto l'archiviazione, ha accolto la decisione del rinvio a giudizio con una dichiarazione che mescola amarezza e determinazione. "Finalmente ci sarà un dibattimento e finalmente potrà essere tenuta in considerazione la mia posizione", ha affermato, ribadendo di non aver mai pronunciato gli insulti riportati dai media. Visibilmente provata, ha raccontato a fine udienza di come la sua vita e il sistema sportivo, che ha contribuito a costruire, siano andati in frantumi. "Sono stata licenziata, ho perso tutto ciò che ho acquisito in 40 anni di carriera", ha spiegato, per poi aggiungere che, una volta concluso il processo, "volterà pagina". Non è mancata una frecciata alla situazione attuale della sua ex squadra, per cui il quindicesimo posto ai mondiali di Rio "è l'attestazione di un sistema che si è sgretolato in brevissimo tempo".