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22 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:06

Sul banco degli imputati c’è solo lei, ma alla fine sotto accusa potrebbe finire un intero sistema fatto di potere, prevaricazioni, regole infrante e lotta feroce a chiunque si metta di traverso. Emanuela Maccarani, oramai ex direttrice tecnica della Nazionale di Ginnastica Ritmica, si presenta in aula – oggi nel Tribunale di Monza – accompagnata da due avvocati, pronta a dare battaglia, a difendersi e ad accusare a sua volta. Chiamerà a raccolta il suo ‘popolo’, quello che finora l’ha sostenuta, le sue fedelissime che, secondo alcuni, sono ancora profondamente influenzate da lei, allenatrice e mentore.

Maccarani deve rispondere del reato di maltrattamento aggravato in seguito alle violenze emotive e fisiche che – secondo l’accusa – avrebbe imposto ad alcune giovanissime atlete. Vessazioni, insulti, offese, umiliazioni al centro del racconto delle ragazze (qui il resoconto realizzato dal Fatto) che alla fine hanno deciso di dire tutto con una rara determinazione e una volontà di ferro. Il processo di Monza dovrebbe essere l’ultimo atto di una lunga e complessa battaglia legale e forse il primo di una revisione radicale di metodi di allenamento drammaticamente pericolosi per la salute di atlete in tenera età costrette ad alimentare la fabbrica delle stelle bambine, oggetti di una catena di montaggio spesso crudele e spersonalizzante. Il mondo della ginnastica ritmica e artistica è stato scosso dalle fondamenta, come è accaduto all’estero: ultimo il caso dell’Australia e della sua Federazione colpevole di aver violato i diritti umani di un’atleta di appena dodici anni. Ma anche quello relativo all’Azerbaijan, i cui organismi sportivi sono stati sanzionati dalla GEF (Gymnastic Ethic Foundation) Disciplinary Commission Panel alla fine del 2024. Lo stesso organismo ha aperto un’istruttoria anche per la vicenda dell’Italia, dove non è mai stato istruito un procedimento disciplinare equo e imparziale.