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Da quando è tornato a essere presidente degli Stati Uniti, lo scorso gennaio, Donald Trump ha usato o alluso alla possibilità di usare i propri poteri molto estesamente, in molti casi forzandone i limiti. L’ultimo di questi casi, piuttosto esemplificativo, è relativo ai media: giovedì Trump ha detto infatti che l’autorità delle comunicazioni statunitense (la FCC, Federal Communications Commission) dovrebbe ritirare il permesso di trasmettere alle televisioni che parlano male di lui.
Ha applicato questo approccio a molti ambiti, dall’immigrazione all’ordine pubblico, passando per la gestione delle agenzie federali e anche dei fondi delle università. Per farlo sfrutta poteri di emergenza, interpretazioni ampie e discutibili della legge e anche, più banalmente, la grande influenza politica che ha come presidente e come leader del Partito Repubblicano.
Fin da subito Trump ha promosso politiche aggressive per arrestare ed espellere gli immigrati e in generale ridurre l’immigrazione, sia legale che illegale, con procedure spesso contestate e che in vari casi sono state bloccate dai tribunali: tra le altre cose a marzo la sua amministrazione aveva fatto espellere circa 200 immigrati venezuelani a El Salvador, contro il parere di un giudice federale e in alcuni casi in modo illegittimo.









