Caricamento player
Giovedì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’autorità delle comunicazioni statunitense (la Federal Communications Commission, FCC) dovrebbe ritirare le concessioni televisive, cioè il permesso di trasmettere, alle reti i cui programmi parlano male di lui. Trump stava tornando dalla sua visita di stato nel Regno Unito, e parlando con i giornalisti ha detto: «Ho letto da qualche parte che i network sono al 97 per cento contro di me (…). Parlano soltanto male di me. E hanno una concessione. Mi viene da pensare che bisognerebbe togliergliela».
Più in generale, da mesi l’amministrazione Trump sta cercando di influenzare i media ritenuti avversi e di limitare la libertà d’espressione, con modalità e decisioni anche plateali.
L’ultimo e più chiaro esempio di questa tendenza è stata la sospensione a tempo indefinito del talk show del comico Jimmy Kimmel, avvenuta dopo una minaccia diretta del capo della FCC Brendan Carr, un ideologo di destra nominato da Trump. In una puntata del suo Jimmy Kimmel Live!, pochi giorni fa Kimmel aveva fatto una battuta in cui accusava la destra di voler sfruttare politicamente l’assassinio dell’attivista Charlie Kirk, avvenuto la settimana scorsa.













