Charlie Kirk lo conosceva bene. Opinionista per il New York Post e conduttrice per iHeart Radio, Karol Markowicz è stata ospite diverse volte nel podcast dell’attivista conservatore ucciso il 10 settembre. “Ci incontravamo spesso, avevamo conversazioni sia personali che professionali”. Perché Kirk era così importante per il movimento conservatore? Parlava con tutti, dibatteva e aveva conversazioni in cui persino io che mi considero aperta ad ascoltare altri punti di vista a volte pensavo: “che senso ha? Perché confrontarsi?” Lui pensava che ci fosse un senso. In un dibattito entrambe le persone coinvolte devono essere disposte a cambiare idea. I critici pensano che lui in realtà non lo fosse, che imponesse la sua dialettica a giovani meno abituati a dibattere. È ridicolo: Charlie non era andato all'università, eppure dibatteva con quelli che dovrebbero essere gli studenti d'élite del nostro Paese e che dovrebbero essere in grado di formulare argomentazioni. Quando li incontrava dava loro l'opportunità di convincerlo. Se non succedeva la colpa non è sua: all’università questi studenti vengono solo indottrinati, non imparano a formarsi un'opinione in modo intelligente. I college americani non insegnano al vero dibattitto. L’altra critica che lo riguarda è l’uso dei social media: nei suoi post Kirk postava clip anche di pochi secondi, di solito momenti in cui umiliava dialetticamente il suo interlocutore. E cosa avrebbe dovuto fare? John Stewart lo ha fatto per anni. È stato la voce della sinistra, e tutti i suoi video online dicevano cose del tipo: John Stewart distrugge Sarah Palin, John Stewart demolisce Tucker Carlson. Non è mai stato un problema. Lo è solo quando lo fa la destra? Quale effetto avrà la sua scomparsa sul movimento conservatore? Oggi la gente è molto motivata. È difficile dire se durerà. C’è un senso di shock molto forte, spero che servi per continuare la sua eredità. Il movimento conservatore stava attraversando una fase davvero ottima, le cose si stavano muovendo in una direzione positiva. Non tutto è perfetto. Abbiamo lotte intestine, ma c’era ottimismo per i successi dell’amministrazione Trump. La mia speranza è che non si fermi tutto. Una cosa importante è continuare a parlare ai giovani, assicurarsi che non vengano radicalizzati dalla sinistra, online o nei college. Chi è il suo successore? Non vedo un solo successore, il compito di portare avanti il suo messaggio sarà distribuito tra più persone. La moglie Erika (appena nominata Ceo di Turning Point USA, ndr) è coinvolta, ma non può farlo da sola. La grande eredità di Charlie è di aver portato il pensiero conservatore tra i giovani, una fetta di popolazione con cui abbiamo sempre avuto difficoltà. Sarà davvero difficile trovare qualcuno con il suo carisma. Ci sono molte voci conservatrici attive online. Penso a Joe Rogan, Ben Shapiro, Jack Posobiec… Charlie lo faceva di persona. Una cosa è stare seduti davanti a un microfono, un'altra è incontrare la gente dal vivo. Chiunque può avere un podcast, quasi nessuno può fare quello che faceva lui. La sua morte è per la destra quello che la morte di Martin Luther King Jr ha rappresentato per la sinistra? Non so se si può fare questo paragone, ma quando muore il leader di un movimento, si crea un vuoto, c'è il dubbio se quel movimento possa continuare senza di lui. Si è parlato di una lotta interna tra i conservatori, di una rivalità con Nick Fuentes. Faccio fatica a vedere Fuentes come una persona della destra. So che viene etichettato come tale, ma quali sono le sue convinzioni conservatrici? Cosa rappresenta, oltre all'odio razziale? Fuentes è un fenomeno online, non lo vedo nello stesso universo di Kirk. Charlie era un movimento, era più di un solo uomo. Fuentes è un tizio che balbetta al microfono. In Usa c’è un bisogno disperato di abbassare la temperatura politica. I leader di sinistra devono avviare un dialogo serio con la loro base e dire che le minacce di violenza devono finire. Non è iniziato con Kirk. È successo anche in passato. Trump ha subito due attentati, ci sono state minacce a Musk, attacchi alle organizzazioni e alle aziende conservatrici. Trump non è Hitler. I conservatori non sono nazisti. Dovete tutti calmarvi. Non spetta prima di tutto al Presidente? Lui dovrebbe dare il buon esempio, è vero, ma la violenza viene tutta solo da una parte e non è la destra.
L’opinionista amica di Kirk: “Trump non è Hitler. I conservatori non sono nazisti. Calmatevi tutti”
Karol Markowicz, ospite diverse volte nel podcast dell’attivista conservatore ucciso il 10 settembre: «La differenza tra lui e gli altri è che lui andava a par…













