di Silvano Poli

Cosa sappiamo di Charlie Kirk a parte la stucchevole agiografia che ci stanno propinando da giorni? La domanda è fondamentale perché, come per ogni cosa della vita, possiamo giudicare una persona solo se ne sappiamo qualcosa. Il fatto è che, se siete italiani, fino ad una settimana fa non avete mai sentito parlare di Kirk siete perfettamente normali. Kirk è stato un fenomeno tutto interno al mondo dei social statunitensi.

Ben oltre l’inutile disquisizione su omicidio buono/omicidio cattivo (spoiler: l’omicidio è male e NESSUNO lo giustifica), sottolineare alcuni aspetti della sua persona e del suo modo di intendere il confronto ci può insegnare tanto ed aiutarci a capire cosa fare.

Per comprendere brevemente cosa ha rappresentato l’influencer Maga per la società civile bisogna rivolgersi al suo format: “Prove me wrong”. Confuso con un modello di dibattito, il programma di Kirk è sempre stato un subdolo rituale di perversa prevaricazione. Invece di un confronto fra pari, da una parte vi è un decisore delle regole del confronto seduto comodamente sotto un gazebo; dall’altra un mendicante discorsivo, in piedi sotto il sole che ha pochi secondi per vomitare la sua indignazione. Tutta la costruzione simbolica della scena è tesa a sottolineare un clima di sottomissione che dev’essere accettata in silenzio.