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Charlie Kirk, l’attivista e podcaster statunitense ucciso mercoledì durante un incontro pubblico in un’università dello Utah, era uno dei più importanti alleati politici del presidente Donald Trump. Con la sua organizzazione Turning Point USA, fondata nel 2012 quando aveva appena 18 anni, Kirk era diventato di fatto il leader dell’ala giovanile del movimento MAGA (Make America Great Again, lo slogan di Trump), e con il suo podcast e i suoi contenuti sui social era riuscito a trasformare i media di destra negli Stati Uniti, acquisendo una grande influenza.
Pur non avendo alcun incarico ufficiale alla Casa Bianca, Kirk aveva sostenuto la nomina di persone importanti nell’amministrazione (tra cui il vicepresidente J.D. Vance, che era anche stato ospite nel suo podcast); prendeva o influenzava decisioni rilevanti, e aveva un contatto diretto con il presidente. Dopo la sua uccisione, Trump ha ordinato di abbassare tutte le bandiere a mezz’asta in suo onore fino a domenica sera e ha detto che gli conferirà la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile statunitense. «Era un mio grande amico e una persona eccezionale», ha detto al New York Post.
Kirk era nato nel 1993 in un sobborgo di Chicago. I suoi genitori erano entrambi attivi nella politica conservatrice: suo padre – un architetto che lavorava per l’azienda che progettò la Trump Tower a New York – fu un grosso donatore per la campagna presidenziale del candidato Repubblicano Mitt Romney nel 2012. Kirk raccontò che il suo attivismo cominciò alle scuole superiori, ascoltando il programma radiofonico di Rush Limbaugh, il noto conduttore radiofonico di destra morto di cancro nel 2021. Limbaugh fu uno dei primi, con il suo Rush Limbaugh Show, ad assecondare posizioni controverse, razziste e complottiste per ottenere seguito e influenza. Nel 2020 Kirk aprì il suo Charlie Kirk Show, di cui lo stesso Limbaugh divenne fan e sostenitore.











