Quando furono lanciati quattro anni fa, gli occhiali Meta non potevano ancora definirsi veri “occhiali intelligenti”: permettevano di scattare foto e registrare video, ma erano distanti dall’incarnare l’annuncio di un nuovo modo di vivere la tecnologia.
Si chiamavano Ray-Ban Stories e nel nome c’era già tutto: servivano principalmente a condividere sui social scatti e brevi attimi filmati in soggettiva. Tutto è cambiato grazie alla rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa, che li ha trasformati da semplici strumenti per catturare immagini in assistenti personali indossabili.
Dalla fotocamera all'assistente: l’evoluzione degli occhiali Meta
Oggi gli occhiali (davvero) smart che Meta sviluppa in collaborazione con EssilorLuxottica non solo possono immortalare e registrare ciò che vediamo, ma anche interpretarlo: riconoscono oggetti e luoghi, traducono conversazioni in tempo reale, rispondono a domande su qualsiasi argomento e offrono suggerimenti sfruttando la comprensione del linguaggio naturale. In altre parole, grazie all’IA la fotocamera integrata nella montatura non si limita più a scattare foto: diventa uno strumento per interagire con il mondo circostante.
Questa svolta è il risultato dei massicci investimenti che Meta ha destinato all’intelligenza artificiale negli ultimi anni: sia in hardware e data center, sia nello sviluppo di modelli linguistici e multimodali.













