Con la riforma della Maturità, "se ti rifiuti di sostenere una delle prove di esame vieni bocciato: se fai volontariamente scena muta, magari perché pensi di portare avanti così chissà quale battaglia politica, poi devi ripetere l'anno. Perché il compito della scuola è insegnare, ma anche accettare il giudizio, rispettare le regole, e insegnare che a ogni cosa che fai seguono delle conseguenze. Perché non ne possiamo più dei disastri del '68, il 6 politico, una meritocrazia fondata su una distorta idea di uguaglianza".
Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla giornata di chiusura di Fenix, la festa di Gioventù nazionale in corso a Roma, disintegra uno dei totem culturali e politici del progressismo italiano. "Le scuole e le università devono essere liberate dalla gabbia opprimente e asfissiante in cui la sinistra le hanno tenute per anni", ha aggiunto la premier. Apriti cielo.
Come in un riflesso pavloviano, sono piovute critiche alla premier da tutti gli esponenti delle opposizioni. "Non esiste il 6 politico nel nostro Paese e ricordare il ’68, cioè 57 anni fa, è un’operazione che non rispetta l’intelligenza degli italiani - attacca Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e sinistra e co-portavoce di Europa Verde -. Quello che la premier Meloni non dice è che il suo governo ha tagliato i fondi a scuola e università, rendendo l’accesso all’istruzione sempre più diseguale. Basta pensare ai 400 euro di spesa media per i libri scolastici, insostenibili per tante famiglie, mentre i dati Istat confermano che la povertà educativa colpisce soprattutto i bambini del Sud".







