Potesse (ancora) berlo lo farebbe con piacere. O forse è proprio in una momentanea astemia (imposta dalle contingenze) che Fabrizio Plessi ha trovato la chiave per rendere l'Amarone un'opera d'arte anche sotto il profilo visivo. Così il guru delle videoinstallazioni, capelli da rock-star e voce graffiante, ha deciso di immergersi nel paesaggio liquido della Valpolicella e di dare al vino la stessa dimensione evocativa che nella sua opera trova l'acqua. Un'occasione e un'ispirazione: tra le morbide colline veronesi Plessi, 85 anni e 16 mila disegni all'attivo, ha voluto trovare l'anima dell'Amarone.
Uno di terra, nato a Reggio Emilia, caduto fatalmente nelle trame della laguna, Plessi ha trovato nell'incontro con Masi e il presidente Sandro Boscaini un fermento artistico nuovo. Ne parla con l'entusiasmo di un esordiente affastellando parole ed emozioni, grato anche per il conferimento del Premio Masi, un riconoscimento a personalità venete per nascita, per famiglia o per adozione che si sono distinte nei campi della letteratura, dell'arte, del giornalismo, della scienza, dello spettacolo e dell'economia, e che con la loro opera hanno promosso e valorizzato le capacità della gente veneta nei più vasti campi dell'attività umana, facendosi portatrici dei valori fondamentali di quella terra plasmata dalla Serenissima Repubblica di Venezia e dalla sua millenaria civiltà. Un riconoscimento ad un pioniere della video arte, protagonista di un'opera «che fa convivere la tradizione artistica con il cangiante tecnologico. Le sue testimonianze sull'umanizzazione delle tecnologie e le numerose realizzazioni lo consacrano pioniere e maestro della videoarte e delle videoinstallazioni a livello internazionale».






