IgNobel 2025, sono tornati i premi alla scienza bizzarra. E quest’anno la ricerca italiana ne è stata grande protagonista. Mini recall per chi magari avesse mancato le puntate precedenti: gli IgNobel sono i premi dati, per definizione, a quelle scoperte che prima fanno ridere e poi riflettere. L’iniziativa è della rivista Annals of Improbable Research con il suo editore Marc Abrahams. Fuori dal motto: le motivazioni con cui vengono assegnati i premi sono effettivamente curiose, ma nascondono studi reali, bizzarri magari sì, ma compiuti con vero spirito di ricerca. Sì, anche quella sulla cacio e pepe per cui alla Boston University, sede dell’evento, abbiamo ricevuto il meritato premio per la fisica.Fisica, l’Italia vince con la cacio e pepeVe ne avevamo parlato anche noi da queste pagine. Ci riferiamo allo studio di Giacomo Bartolucci, Daniel Maria Busiello, Matteo Ciarchi, Alberto Corticelli, Ivan Di Terlizzi, Fabrizio Olmeda, Davide Revignas e Vincenzo Maria Schimmenti pubblicato su Physics of Fluids. Un interesse di ricerca nato, neanche a dirlo, a tavola. “Come fisici italiani all’estero, uno dei modi più comuni per trascorrere le nostre serate era quello di riunirci per mangiare qualcosa insieme e parlare dei fenomeni fisici più interessanti. Lavorando in un ambiente di ricerca internazionale, è spesso capitato di sfruttare queste occasioni per far provare piatti italiani anche a colleghi stranieri. Cucinare per tante persone è sempre stato un piacere e mai un problema, eccetto che per la cacio e pepe - raccontano entusiasti gli autori, dopo aver saputo di essere tra i vincitori dell’IgNobel, come avevano sognato, confidano a Wired - Quando si prepara la salsa per grandi quantità di pasta, è difficile controllare bene la temperatura ed evitare la formazione di fastidiosi grumi. Il fenomeno dell’aggregazione del formaggio, tuttavia, ci ha da subito ricordato un altro fenomeno su cui alcuni di noi avevano già lavorato in un contesto biofisico: la separazione di fase nei liquidi. Da qui è nata l’idea di usare le nostre conoscenze per risolvere quello che per noi rimaneva un importante problema pratico: cucinare una cacio e pepe perfetta per tante persone”. E unendo le loro competenze fisiche ci sono riusciti.“Il modo più facile per ottenere un buon risultato è quello di aggiungere un po’ di amido di mais nella salsa, circa 2-3% in peso rispetto al formaggio. In questo modo non è più indispensabile avere un controllo ottimale della temperatura durante la preparazione”. Come vi raccontavamo, infatti, scegliere l’amido di mais (o di patate), e usarlo per preparare una soluzione, consente un miglior controllo rispetto all’utilizzo dell’acqua di cottura. “Il risultato della ricerca è qualcosa di già noto agli chef, almeno da un punto di vista intuitivo, ma che nell’articolo reinterpretiamo e rendiamo rigoroso in termini di stabilità termodinamica e transizioni di fase - continuano - Siamo infatti riusciti a definire quella che abbiamo battezzato ‘fase mozzarella’, uno stato della miscela di acqua e formaggio dove è impossibile evitare la formazione di grumi ad alte temperature. La ragione fisica di ciò è che la concentrazione d’amido - tipicamente rilasciato dalla pasta durante la cottura - è troppo bassa”.Lucertole plastiche e pizza ai quattro formaggiL’Italia, insieme a Francia, Togo e Nigeria, condivide il riconoscimento anche per la sezione sulla nutrizione agli IgNobel 2025. La motivazione cita: “per lo studio su come un certo tipo di lucertola sceglie di mangiare certi tipi di pizza”. Piccola nota: anche nel 2019 vincemmo un IgNobel con la pizza. Ma torniamo al presente. Come sempre per gli IgNobel, c’è qualcosa di vero, ma anche di più serio di quel che potrebbe apparire. Parliamo dell’agama, o lucertola arcolabeno, per via dei colori sgargianti assunti dai maschi alfa, come ci spiega Luca Luiselli dell’Institute for Development Ecology Conservation and Cooperation e professore di biostatistica all'Università di Lomé, in Togo, tra gli autori dello studio premiato. Luiselli al momento si trova in Uganda, a studiare in che modo le comunità di rifugiati alterano l’ambiente, e in particolare l’ecosistema di una testuggine. Ma qualche tempo fa si trovava in Togo a studiare appunto queste lucertole. “In Africa le città cambiano velocissimamente, nel giro di pochi anni si osservano sviluppi incredibili - ricorda - così anche in Togo, nel giro di 15 anni, sono sorti tantissimi resort in prossimità delle spiagge”. Questi cambiamenti hanno degli effetti anche sugli abitanti non umani del luogo, che si adattano in alcuni casi altrettanto velocemente. “Un giorno con un collega abbiamo assistito a una scena incredibile: una di queste lucertole che rubava un pezzo di formaggio dalla pizza di un turista e scappava. Parliamo di lucertole che normalmente mangiano insetti. Abbiamo così allestito uno studio, proponendo diversi tipi di pizza, e abbiamo osservato che le agame hanno una preferenza spiccata per quella al formaggio”.Adattarsi a mangiare pizza, continua il ricercatore, non ha un effetto negativo su queste lucertole: al contrario, per esempio, rende le femmine più grasse che possono così deporre più uova. “Questo è un risultato per sé straordinario, che dimostra quanto siano plastici questi animali e come possono cambiare totalmente la loro ecologia da diurna a notturna da predatrice a opportunista, mangiando prodotti lavorati dall'uomo”, riprende Luiselli. Il riferimento è al fatto che anni fa, altri studi, avevano mostrato come in Nigeria la diffusione rapida dei generatori aveva spinto questi animali ad alzare la loro temperatura per rimanere vicino ai generatori e cacciare gli insetti sotto la luce, come i gechi. “L'evoluzione prende strade assolutamente imprevedibili”, conclude Luiselli.IgNobel 2025, gli altri premi pazziPer la letteratura vince l’IgNobel 2025, postumo, William B. Bean, “per aver registrato e analizzato con costanza il tasso di crescita di una delle sue unghie per un periodo di 35 anni”. La motivazione infatti fa riferimento a una serie di studi pubblicati a partire dagli anni Cinquanta sulla crescita delle unghie. Un’osservazione così puntuale che gli consentì di affermare, dopo 35 anni, che le sue unghie crescevano molto meno all’età di 67 anni rispetto a quando ne aveva 32. Per i più curiosi, parliamo di una crescita di 0.095 mm al giorno, contro 0,123 mm al giorno. Misurare la lunghezza delle sue unghie, diceva Bean, era prima di tutto un modo per indagare semplici meccanismi biologici.Marcin Zajenkowski e Gilles Gignac, si aggiudicano il premio per la psicologia. La motivazione cita: “per aver indagato cosa succede quando si dice ai narcisisti, o a chiunque altro, che sono intelligenti”. Di cosa parliamo? Di uno studio, relativamente recente, interessato a capire se percepirsi intelligenti fosse in qualche modo legato a tratti narcisistici. Tra i risultati degni di nota, l’osservazione che risultati oltre la media in un test per il Qi, si associano a una maggior percezione di sentirsi intelligenti, e in qualche modo speciali, unici. Meno narcisi invece quelli che si percepivano meno intelligenti.Bisogna risalire invece al 1991 per il premio di pediatria degli IgNobel 2025. Il riconoscimento va a uno studio che indagò se e come cambiasse il latte materno quando la mamma mangiava aglio. Risultato: il latte aveva un odore più intenso ma che, sorpresa, pareva essere apprezzato dai neonati. A quanto risulta infatti succhiavano più a lungo, secondo quanto riportato dagli autori, Julie Mennella and Gary Beauchamp.Nella sezione chimica viene ricordata una ricerca pubblicata su Journal of Diabetes Science and Technology interessata a trovare un modo per aumentare la capacità dei cibi di saziare senza aumentarne le calorie. La soluzione proposta dagli autori Rotem Naftalovich, Daniel Naftalovich, and Frank Greenway? Usare polvere di politetrafluoroetilene, costituente del teflon, nella proporzione di un quarto rispetto al volume di tutto il cibo, testato su dei poveri ratti. La scelta cadde su questo polimero perché ritenuto stabile e inerte.Si parla di alcol e abilità linguistiche per il premio della pace versione IgNobel 2025. I premiati sono Fritz Renner, Inge Kersbergen, Matt Field, and Jessica Werthmann che hanno allestito uno studio, spiegano, per capire se davvero bere alcol possa aumentare la capacità di parlare meglio una lingua straniera. Secondo i risultati della loro ricerca sì, quanto meno migliora la pronuncia. L’esperimento è stato condotto su tedeschi che avevo studiato olandese.Alle scarpiere, e alle puzze delle scarpe, è invece dedicato il riconoscimento degli IgNobel 2025 per l’ingegneria. Un premio che parla indiano e che va a uno studio il cui titolo è tutto un programma: “scarpe puzzolenti: un'opportunità per riprogettare le scarpiere”. A detta degli autori infatti, la questione della user experience non è stata abbastanza esplorata sul tema delle scarpiere. La loro proposta per combattere i cattivi odori, senza evitarne altri, è quella di creare una scarpiera dotata di una lampada a raggi Uvc, per abbattere la crescita dei microrganismi.Una ricerca del 2010 sugli effetti dell’alcol nei pipistrelli è stata scelta come portabandiera della categoria aviazione. Gli autori in quel caso erano curiosi di capire cosa succedeva quando l’etanolo - che può essere presente nei frutti, specialmente se troppo maturi - superava una certa soglia. Beh, se la percentuale è superiore all’1% i pipistrelli volavano più lenti e anche la loro capacità di ecolocalizzazione ne risentiva.Infine, vi ricordate la storia delle strisce delle zebre? C’è chi ha provato a farle ad alcune mucche giapponesi per vedere se l’effetto repellente contro i parassiti osservato per le zebre funzionasse anche contro le mosche dei bovini. Secondo questi scienziati - premiati per la biologia dagli IgNobel 2025 - sì. Al punto che, ipotizzavano dalle pagine di Plos One, si potrebbe pensare di utilizzare questo metodo come repellente per ridurre l’uso dei pesticidi.
La fisica della cacio e pepe e la pizza preferita dalle lucertole, gli italiani premiati e tutti i vincitori degli IgNobel 2025
Spiccano anche mucche dipinte per sembrare zebre, soluzioni per scarpiere anti-odore e un racconto lungo 35 anni sulla crescita delle unghie










