La mattina di agosto in cui aprivano le iscrizioni per il nuovo anno scolastico, assiepati fuori dal cancello c’erano seicento genitori, nonni e zii che attendevano dalla sera prima, nella speranza di poter dare un futuro diverso a figli e nipoti. Vengono dalla baraccopoli a due passi da lì, nella periferia di Swakopmund, città sulla costa atlantica della Namibia fondata dai coloni tedeschi. In questi bassifondi polverosi erano stati messi i neri durante l’apartheid. E lì sono rimasti. Poveri, senza luce, né servizi igienici.

La scuola colorata di Happydu è un’àncora di salvezza. «Abbiamo due aule per l’asilo, altre due per il “grade zero”, destinate ai bambini di 5-6 anni, due prime elementari, due seconde e tre aule per il doposcuola, aperto ai ragazzi fino ai 17 anni, per toglierli dalla strada dove l’abuso di alcol e droghe inizia prestissimo», racconta Andrea Di Gesualdo, 51 anni, fondatore e presidente dell’associazione Happydu. Nata nel 2010, ha finanziato diversi progetti educativi nei villaggi namibiani. Poi il sogno di una scuola nel nulla diventa realtà.