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20 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 9:08

Ricatti e minacce, a suon di dazi, con tanto di umiliazione. Accuse al governo in carica per la violenza politica nel Paese. Navi da guerra nei Caraibi, ma anche nel Pacifico, con l’eliminazione diretta dei target. E infine la rimozione di Bogotà dalla white list nella lotta contro il narcotraffico, insieme a Caracas e La Paz. I colombiani la chiamano descertificación, cioè squalifica, ed è l’ennesima misura di pressione dell’amministrazione Trump nell’ambito della massiccia operazione anti-droga dispiegata poco più di un mese fa nel sud dei Caraibi. L’ultima volta che la Colombia venne tolta da quella white list risale a ventotto anni fa, quando l’allora presidente, Ernesto Samper, finì sotto processo per aver finanziato la campagna elettorale con fondi del narcotraffico. Ma questa volta l’incompatibilità è anche ideologica, e non risparmia critiche alla strategia della Paz total, che ha portato all’accordo di pace sottoscritto nel 2016 con i militanti delle ex-Farc. “La coltivazione di coca e la produzione di cocaina hanno raggiunto record storici sotto la presidenza di Gustavo Petro e i suoi falliti tentativi di raggiungere accordi con i gruppi narco-terroristici hanno solo peggiorato la crisi”, si legge nella nota diffusa dal Dipartimento di Stato.