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3 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:03

“Prima di questa riunione ho visitato mia madre, per congedarmi”. La prende con ironia il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ma l’incontro con Donald Trump non sarà una passeggiata di salute. Dietro l’esagerazione c’è un fondo di verità, poiché il vis-à-vis Trump prevede ricatti, minacce e ritorsioni. Soprattutto se si parla di narcotraffico e sicurezza, temi controversi, ora al centro dell’agenda, e della possibile presenza militare Usa a Bogotà. L’incontro bilaterale nello Studio Ovale è previsto nel pomeriggio di martedì 3 febbraio. Dopo, Petro terrà alle 15.30 (le 21.30 in Italia) una conferenza stampa nell’ambasciata colombiana a Washington.

Petro ha avuto numerosi scontri con l’amministrazione Trump: le sue critiche alla Casa Bianca – lotta ai narcos, sostegno a Israele – gli sono valse la revoca del visto Usa (nuovamente rilasciato ai fini del viaggio) e le attuali sanzioni del Dipartimento del tesoro. “Sarai il prossimo”, era stata la minaccia del tycoon il 4 gennaio che, subito dopo il blitz anti-Maduro a Caracas, lo ha chiamato “uomo malato” e ha accusato il suo Paese di “fabbricare droga per spedirla negli Stati Uniti”. Petro, che in passato ha paragonato l’ascesa di Trump a “quella di Hitler nel 1933”, ha apertamente contestato l’intervento Usa a Caracas: “Sono i primi a bombardare una capitale latinoamericana”.