La vetrina è la stessa. Al numero 19 di via Torricelli. The tattoo shop. Là fuori il Naviglio scorre da quarant’anni. Era il 1985. È stato il primo negozio di tatuaggi su strada a Milano. È un pezzo di storia. Del costume e del quartiere. Dentro c’è ancora lui. Daniele Carlotti. Un pioniere. Nell’epoca del tatuaggio di massa, sembra inconcepibile: ma a metà anni Ottanta i tatuaggi a Milano li facevano in tre. Tre tatuatori, forse quattro. Fine. Lui era quello giovane. Allievo del mito Gian Maurizio Fercioni («studio al secondo piano in Brera»; l’altro mito è Mino Spadacini). Per il quarantennale ha scritto un libro. Titolo: Generation of scars. Lo spiega così: «Il tatuaggio è una cicatrice. Una cicatrice che non deturpa. Ma che racconta, ricorda, porta fascino, evoca storie». Definito il senso, la storia diventa questa: disegnare per quarant’anni cicatrici sui corpi di Milano. Raccontiamo dall’inizio.
Daniele Carlotti il pioniere dei tatuaggi, dal 1985 in via Torricelli a Milano: «Era una ribellione oggi è conformismo»
Il suo «The tattoo shop», negozio icona sui Navigli, compie 40 anni: «Quando ho iniziato erano i tempi della nebbia, delle nevicate a Milano e della violenza politica». Ma cos'è un tatuaggio? «Una cicatrice che non deturpa ma che racconta, ricorda, porta fascino»






