Lo fanno perché “è un modo per sentirsi liberi”, come dice Federica. Lo fanno perché il corpo è il primo modo per comunicare. Lo fanno perché “ogni tatuaggio racconta una storia”, dice Ciro, che a occhio ne avrà una trentina. Lo fanno per imprimere sulla pelle un ricordo che non vogliono lasciare andare. Lo fanno perché certi momenti meritano più di una fotografia. Lo fanno per eternare un amore, trasferendo sulla pelle il nome del partner. Lo fanno, ancora, “per celebrare una rinascita”. Per “trasformare una cicatrice in un simbolo”.
Perché il corpo, a volte, diventa una pagina su cui riscrivere la propria storia. Perché “dietro ogni linea d'inchiostro c'è un'idea, un'emozione o una parte di me che ha trovato finalmente una forma visibile”, sottolinea Angelica, che è la più romantica.
Un esercito variopinto e orgoglioso dei tatuati percorre la Mostra d’Oltremare, affollando il padiglione 10: saranno, alla fine, circa 7000 in tre giorni, arrivati qui per esibire corpi diventati vere e proprie opere d’arte e, in fondo, per raccontare anche a profani e curiosi – ce ne sono, eccome - cos’è oggi il tatuaggio, eredità tribale che si trasforma nei secoli, caricandosi di significati.
Al “Napoli Tattoo Expo”, la terza edizione della convention del settore più importante d’Italia, c’è da comprendere, apprezzare, fotografare. Il più atteso è Victor Chil, artista spagnolo celebre per gli inconfondibili tatuaggi dai colori sgargianti, volumi marcati e tridimensionalità: sembrano, letteralmente, uscire dalla pelle. Ma ci sono altri 450 tatuatori, provenienti da ogni parte del mondo.








