Il rifugio atomico è l’ultimo nato nei trend delle serie e dei film sui bunker sotterranei, nei quali trovano posto gli ultimi sopravvissuti – spesso pochi privilegiati – alla fine del mondo, da Silo a Fallout, passando per Paradise e The End. È anche la nuova attesa produzione di Álex Pina ed Esther Martínez Lobato - creatori dell’acclamata La casa di carta e del suo spinoff Berlino (e della sottovalutata Sky Rojo). Presentata con una delle migliori premesse narrative dell’anno, è una grossa delusione per come queste vengono tradite. Il rifugio atomico, ora disponibile su Netflix, è incentrato su due famiglie spagnole ricchissime che, dopo aver pagato una cifra esorbitante, vengono invitate ad accedere a un bunker (il titolo inglese della serie è infatti Billionaires’ Bunker, e prima era il più suggestivo Atomic Monkeys) assieme ad altre quando vengono diffuse le prime notizie di un conflitto mondiale. In quello che si presenta come un lussuosissimo hotel retrofuturistico, tecnologicamente avanzato e dotato di tutti i comfort, tutti coloro che hanno aderito al progetto stanziato dalla carismatica e ambigua Minerva (Miren Ibarguren) si sono garantite benessere e protezione da qualsiasi catastrofe in atto sulla superficie (guerre, pandemia, radiazioni...) per un periodo di dieci anni.Le due famiglie al centro della storia sono quelle di Max (Pau Simón) e di Asia (Alícia Falcó). Il primo, fidanzato della sorella della seconda, l’ha uccisa in un incidente che ha causato. Condannato, uscirà di galera giusto in tempo per finire imprigionato in un altro spazio angusto dove si trovano già il debole e codardo padre (interpretato da Carlos Santos) la psicotica madre Frida (Natalia Verbeke), la nonna manipolatrice Victoria (Montse Guallar), il vendicativo “suocero” Guillermo (Joaquín Furriel) e la risentita “cognata”. Dal cornuto cronico al siver fox, dalla milf vogliosa alla perfida matriarca, questi personaggi incarnano stereotipi rappresentati con superficialità che si impara subito a detestare. Come nella Casa di carta, due fazioni si distinguono tramite l’abbigliamento: gli ospiti indossano tute turchesi, il personale ambra. Non solo, sempre in tema di analogie con La casa de papel, anche qui c’è un altro gruppo di banditi, teoricamente dotato di un piano geniale per sottrarre un sacco di soldi ai miliardari.Una scena di Il rifugio atomicoCarla Oset/NETFLIXDopo il colpo di scena telefonatissimo alla fine del primo episodio, Il rifugio atomico tradisce i suoi propositi di mettere la lotta di classe al centro di un discorso satirico - una critica al capitalismo c'è ma è puerile e insulsa - per concentrarsi sulle dinamiche delle due disfunzionali famiglie. Senza approfondirla (e perdendosela nei buchi di trama), imbastisce anche un'analisi sulle conseguenze estreme dell’abuso dell’intelligenza artificiale e delle sue estensioni come il furto d'identità e le fake news. La serie racconta un esperimento sociale e tecnologico, ma lo fa adottando i toni della farsa alla White Lotus piegati alle dinamiche della soap opera sudamericana. Il registro è incline al melodramma, i dialoghi sono ridicoli e verbosi e le storyline degli insopportabili personaggi, sentimentali. Ci sono intrighi familiari, intrecci amorosi e rivelazioni assurde. In una serie ambiziosa e su cui è stato investito molto economicamente, quella che poteva essere un'articolata analisi delle dinamiche sociali tra ricchi e poveri esasperate dall'apocalisse, viene sostituita dal voyeurismo focalizzato su una manciata di personaggi accecati dagli ormoni e dalla brama di fornicare.La seconda parte della serie è incentrata sui triangoli - e i quadrilateri - amorosi dei membri delle due famiglie, sui loro sogni erotici, sull'ossessione per il sesso e il tradimento, e su due donne talmente ossessionate da sé stesse e dal proprio edonismo da distruggere chiunque le circondi. C’è una sottotrama che segue una delle due approfittarsi sessualmente di una malata terminale che è francamente raccapricciante. Attori che, probabilmente, in altre occasioni si sono dimostrati validi, qui sono costretti a pronunciare battute imbarazzanti e a prodursi continuamente in scene di sesso da film erotico da due soldi. Nella versione italiana, sono resi ancora più ridicoli da un doppiaggio enfatico da fiction del pomeriggio. Che cosa potrebbe salvare, in caso di una seconda stagione (suggerita dal cliffhanger finale) Il rifugio atomico? Un drastico cambiamento di direzione, agevolato della scoperta da parte dei personaggi di quanto rivelato alla fine del primo episodio, e la morte - la più dolorosa e umiliante possibile - dei riprovevoli consuoceri (e di nonna).