Oltre 6 medici su dieci pure se con importanti “distinguo” sono favorevoli all’eutanasia nei pazienti oncologici e intanto il 90% ritiene sia necessaria una legge sul fine vita anche per mettere fine alle incertezze che quotidianamente i clinici si trovano ad affrontare. In queste percentuali nette, c’è un 32% che dichiara di “non sentirsi abbastanza preparato” ad assistere il malato oncologico nell’ultima fase del percorso di cura mentre 6 camici bianchi su dieci affermano di portare avanti trattamenti anti cancro nell’ultimo mese di vita.

Sono i risultati - parzialmente choc - di un sondaggio promosso su 562 clinici dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e da Fondazione Aiom e presentati a Lecce in occasione di un convegno sulle Giornate dell’Etica, dedicato al “Fine vita: la cura oltre la malattia”.

Serve una legge

«Il fine vita è al centro del dibattito parlamentare negli ultimi mesi, per questo abbiamo promosso il sondaggio per analizzare l’opinione dei clinici – spiega Francesco Perrone, Presidente Aiom -. Emerge con forza la necessità che il legislatore definisca quanto prima una norma sul tema, anche chiarendo il ruolo dell’idratazione e nutrizione artificiale, che per il 50% dei clinici costituiscono trattamenti medici e per l’altra metà terapie di supporto. Siamo di fronte a ‘zone grigie’, che contribuiscono ad alimentare incertezze».