Consentire il fine vita solo dopo aver tentato di alleviare le sofferenze del malato con le cure palliative. Peccato però che la possibilità di riceverle dipenda in modo drastico dalla regione in cui si vive. È questa la fotografia impietosa scattata dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) nelle oltre 40 pagine del suo “Rapporto 2024 sull’analisi dei Piani di Potenziamento delle Cure Palliative”, pubblicato il mese scorso. Secondo quanto emerge dai dati aggiornati al primo semestre 2024, in Italia solo 9 Regioni o Province Autonome garantiscono una copertura pari o superiore all’80% dei distretti sociosanitari con almeno un’Unità di Cure Palliative domiciliari (Ucp-Dom) operativa, pubblica o privata, accreditata con l’Ssn o meno. Il resto del Paese arranca tra ritardi, piani incompleti e promesse disattese. Eppure l’obiettivo fissato per legge sarebbe quello di raggiungere il 90% di copertura entro il 2028.
Un comitato etico e più cure palliative: la legge sul fine vita spacca la politica
La situazione nelle Regioni
A detenere il primato è un gruppo ristretto di sei regioni virtuose: Emilia-Romagna, Basilicata, PA Bolzano, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto, tutte con una copertura del 100% dei distretti sanitari. A queste si aggiungono Piemonte (91%), Lombardia (98%) e Marche (85%), che pur senza raggiungere la perfezione, si avvicinano molto a un’assistenza diffusa e strutturata. In fondo alla classifica, Sicilia (27%), Molise (33%), PA Trento (33%) e Calabria (36%), regioni in cui chi ha bisogno di cure palliative ha meno di una possibilità su due di trovarle nel proprio distretto. La Campania, che pure è la seconda regione d’Italia per popolazione, si ferma a una copertura del 59%, con ampie sacche di deserti assistenziali.






