È stata acquisita agli atti del processo la lettera scritta da Enzo Lorenzon, l’ex marito di Margherita Ceschin, accusato di essere il mandante del suo omicidio. Il memoriale, redatto il 13 luglio scorso e indirizzato alla Corte d’Assise di Treviso tramite il suo avvocato, è stato letto in aula ieri, 18 settembre, al posto dell’esame dibattimentale che Lorenzon non ha mai potuto sostenere: l’uomo è morto il 4 agosto, agli arresti domiciliari in una casa di riposo, e con lui si è estinta l’azione penale. Ma non il peso delle sue parole.
"Chiedo scusa”
“Voglio chiedere scusa alle mie figlie e ai miei nipoti, che sono rimasti senza una nonna e una mamma, e a tutte le persone che volevano bene a Margherita, per una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere”, scrive Lorenzon all’inizio della lettera. L’ex imprenditore agricolo di Ponte di Piave, 81 anni, nega di aver mai voluto la morte della donna con cui aveva condiviso una vita e due figlie. “Io non avrei mai potuto fare del male alla mamma delle mie figlie”, si legge nel documento.
Omicidio su commissione
La sua versione dei fatti si inserisce in una vicenda giudiziaria che ha scosso la Marca trevigiana. Margherita Ceschin, 72 anni, è stata uccisa la sera del 23 giugno 2023 nella sua abitazione di Conegliano. Fin da subito, le indagini hanno ipotizzato un omicidio su commissione, maturato in un contesto di rancori familiari e tensioni economiche. Lorenzon, separato da tempo dalla vittima, era stato obbligato da una sentenza a versare 10 mila euro mensili: “Una cifra stabilita sul mio patrimonio e non sulla mia liquidità. Mi sono trovato costretto a chiedere prestiti”, scrive nella lettera.







