CONEGLIANO (TREVISO) - «Voglio chiedere scusa alle mie figlie e ai miei nipoti, che sono rimasti senza mamma e senza nonna, a tutte le persone che volevano bene a Margherita per una cosa che non sarebbe mai dovuta accadere». È un passaggio del memoriale consegnato da Enzo Lorenzon al suo avvocato Fabio Crea, il 13 luglio scorso. Due settimane dopo sarebbe morto all’età di 80 anni nella casa di riposo dove ha trascorso gli ultimi giorni della sua vita. In cinque pagine scritte a mano Lorenzon, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Margherita Ceschin, uccisa il 2 giugno 2023 nel suo appartamento di Conegliano, racconta la sua verità. Ieri il documento è stato accolto tra gli atti del processo in corso nonostante Lorenzon, con la sua morte, ne sia ufficialmente uscito e i suoi beni dissequestrati. Restano indagati i dominicani Sergio e Joel Lorenzo, Mateo Garcia, Kandy Maria Rodriguez (l'ex fidanzata di Joel) e Juan Maria Beltre Guzman (quest’ultimo rimesso in libertà) accusati a vario titolo dell’omicidio.

Il memoriale racconta tante cose, una testimonianza postuma che adesso la Procura utilizzerà per completare un quadro ancora poco chiaro. Lorenzon dice una cosa su tutte: non c’è mai stata intenzione di uccidere Margherita. Specialmente da parte sua: «Non avrei mai potuto volere la morte della mamma delle mie figlie». L’intenzione era invece un’altra, quella che un po’ alla volta tutti gli indagati stanno rivelando: spaventare Margherita per convincerla ad accettare la mediazione proposta dal giudice di ridurre da 10mila a 6.500 euro al mese l’assegno di mantenimento passato dall’ex marito. Una somma che, confessa Lorenzon, iniziava a essere troppo pesante, soprattutto dopo l’ipoteca sul suo patrimonio chiesta dall’ex moglie: «La situazione era diventata davvero insostenibile - scrive - la mia liquidità si era ridotta notevolmente ed ero in difficoltà per portare avanti tutto». Lorenzon parla di esasperazione e ammette di essersi sfogato con Sergio Lorenzo, cugino di Djlesi, ragazza dominicana con cui si frequentava. «L’aiuto che gli chiesi - scrive Lorenzon - era di andare da Margherita e convincerla ad accettare una transazione e di abbassare il limite mensile dell’assegno». E qui chiarisce che l’intento non è mai stato quello di uccidere, ma di «impaurirla fortemente in modo che si convincesse». Un po’ alla volta matura il piano: Sergio ha l’idea di assodare qualcuno da mandare da Margherita e pensa al fratello Joel per cui chiede 10mila euro. Lorenzon dice di non sapere cosa sia successo dopo: «(Sergio ndr) Non mi ha mai raccontato nessuno dettaglio», si è solo limitato a pagare. La morte di Margherita lo ha colto di sorpresa e ribadisce di essersi infuriato non poco quando Sergio gli ha confessato che qualcosa era andato storto e che Margherita era morta. «In questa storia non c’entrano né Djlesi, nè Guzman. Tutto è finito malamente in un modo che nessuno di noi voleva - chiude - chiedo ancora scusa a tutte le persone che amavano Margherita».