Il 9%. Ecco quanto rimarrà del glorioso San Siro dopo l’intervento di demolizione. Se poi ci si concentra solo sul secondo anello, la parte che resterà in piedi è del 20%. Cifre e numeri vengono fuori dalla «Relazione conclusiva alla negoziazione», firmata da Alessandra Oppio e Giacomo Morri, rispettivamente docenti del Politecnico e della Bocconi, il cui compito non era solo quello di esaminare se il prezzo stimato dall’Agenzia delle entrate (197 milioni) era congruo, ma anche valutare costi complessivi e deduzioni possibili. Non poteva mancare il capitolo della demolizione parziale dello stadio. I docenti sottolineano che i costi sono aumentati rispetto alle precedenti stime e si attestano sui 126,8 milioni e di questo hanno chiesto conto alle società. Secondo Milan e Inter l’opzione prevede la demolizione di oltre il 90% dell’attuale struttura. «Sulla base delle indagini svolte e del progetto di massima, risultano interamente da demolire il primo anello (circa 13.714 metri cubi), il terzo anello (10.312 mc) e le torri (26.060 mc). La demolizione del secondo anello è pari all’80% del volume (32.989 mc) con mantenimento del 20% (8.247 mc)». Conclusione: «Il volume complessivo di calcestruzzo da rimuovere ammonta a circa 91.382 mc (pari a circa 91% del totale), mentre i volumi mantenuti sono pari a circa 9.072 mc». Significa che si dovranno smaltire 228.458 tonnellate di calcestruzzo. Con un particolare non proprio irrilevante. Oltre alle indagini svolte dal Politecnico sui campioni di calcestruzzo, le squadre hanno effettuato 40 ulteriori carotaggi che hanno evidenziato la presenza di contaminanti. «Più precisamente, fatta eccezione per alcuni campioni del primo anello, 20 campioni su 26 superano il limite di pH 12 e 2 campioni superano anche il limite previsto per il cromo». Proprio per questo motivo e per la valutazione dei costi tutto il materiale da demolire e smaltire «debba essere trattato come materiale contaminato».