Aun anno dalla presentazione del suo report, Mario Draghi torna a Bruxelles per fare i conti di quanto è stato fatto. Il messaggio finale è che sebbene qualcosa si sia mosso, molto resta da fare, e va fatto in fretta, con sacrifici e tenendo la barra dritta.
Tre le priorità secondo l’ex premier: colmare il gap in ambito tecnologico, perseguire la decarbonizzazione senza rinunciare alla crescita, rafforzare l’economia.
Sulla tecnologia ha riconosciuto qualche passo avanti, come il recente investimento di ASML nella francese Mistral, e gli investimenti in “gigafactories”. Ma, anche se il tasso di adozione di sistemi di AI da parte delle imprese è in crescita, l’UE resta al palo con soli 3 LLM sviluppati in casa, contro i 40 statunitensi e i 15 cinesi. E i 175 miliardi stanziati dal programma Horizon sono un buon segnale, ma ancora poca cosa rispetto a quelli delle altre potenze.
Secondo Draghi bisognerebbe concentrarsi su progetti rischiosi ma ad alto impatto, gestiti seguendo lo stile DARPA, l’agenzia americana della difesa, che si occupa di progetti innovativi e in seno alla quale è nata internet, ai tempi col nome di Arpanet. Secondo Draghi, per ridurre le barriere all’innovazione, non servono solo capitali e coordinazione tra gli Stati, ma anche mettere mano alle regole che già abbiamo, in particolare il GDPR e l’AI Act.











