«Il conte Mascetti sarebbe fiero di Giuseppe Conte». Quando meno uno se l’aspetterebbe — nel bel mezzo della declinazione tricolore del «clima d’odio», che si fa «business dell’odio», che passa attraverso lo spauracchio della stagione tragica degli anni di piombo con tanto di citazione per l’epoca nefasta in cui imperversavano le Brigate Rosse — ecco che si palesa sulla scena politica la personificazione nostrana dell’ironia massima: il mitologico protagonista di Amici miei interpretato da Ugo Tognazzi, il geniale squattrinato che viveva di generosità altrui e che mandava moglie e figlia a villeggiare al gelo, dopo aver dilapidato un patrimonio («mio e di mia moglie»).