Il Pci-Pds-Ds-Pd è passato da Karl Marx a Groucho Marx, noto per una fulminante battuta: «Questi sono i miei principi. Se non vi piacciono ne ho degli altri». Infatti, da nemici esistenziali del M5S, ora stanno per convolare a nozze. (...) Giuseppe Conte, inafferrabile come la nebbia, è il leader perfetto del campo largo dove c’è di tutto. Ricorda il pirandelliano Uno, nessuno, centomila. Non a caso Aldo Grasso lo soprannominò “camaleConte”.

Vedendo tutte le piroette politiche che ha fatto in otto anni di vita pubblica, viene da pensare proprio al camaleonte di Trilussa: “Tu ciai le tinte sempre pronte:/ quanti colori che t’ho visto addosso!/ L’hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,/ er giallo, er verde, er rosso.../ Ma che diavolo c’hai dentr’ar pensiero?/ Pari l’arcobbaleno!”. Non si tratta solo dei vari temi di politica interna. In questi giorni – grazie allo scoop di Libero - è venuto al pettine il nodo più delicato, quello della politica estera, della collocazione internazionale dell’Italia.

GIUSEPPE CONTE, L'ULTIMA GIRAVOLTA SUI MAXI-RADAR USA

Troncare sopire, sopire troncare. Giuseppe Conte va a Niscemi, in Sicilia, per sbraitare contro il governo. Ma non dice ...

Già il 10 ottobre scorso Antonio Polito, in un intervento video sul sito del Corriere intitolato “Tu vuo’ fa’ l’Americano e l’Albanese. Conte-Zelig in politica estera”, spiegava: «Le doti da Zelig della politica di Giuseppe Conte (Zelig nel senso del trasformista del film di Woody Allen) erano note da tempo. D’altra parte in passato gli hanno consentito di governare l’Italia da Palazzo Chigi sia con la destra leghista, sia con la sinistra del Pd. Ma è in occasione dei grandi eventi della politica internazionale che queste doti risaltano maggiormente. Nella stessa giornata infatti il capo dei Cinque Stelle è riuscito a fare sia l’Americano, sia l’Albanese (Albanese nel senso di Francesca Albanese). Da un lato ha reso omaggio a Trump dandogli il merito della tregua a Gaza... Eppure nello stesso giorno (...) mentre a Bruxelles si alleava con la destra di governo, a Roma Conte accusava quello stesso governo di cui Salvini è il vicepresidente di silenzio complice col genocidio, schierandosi così con gli slogan più estremi delle piazze».