Occhi sul mondo e sul presente. Fedele alla sua vocazione, Pordenonelegge (in corso fino a domenica) non si allontana dalla cronaca di questi tempi difficili. Si parla di libri, ma i discorsi di ospiti e pubblico inevitabilmente vanno a cadere sulle crisi internazionali. Medio Oriente, soprattutto. Parla di Alessandria nei primi anni Sessanta il romanzo di ‘Ala al-Aswani ma il confronto con l’Egitto di oggi, meno cosmopolita e accogliente, viene da sé: «La città accettava tutti, e tutti sentivano di appartenerle», dice il romanziere, esploso ormai più di vent’anni fa con il bestseller Palazzo Yacoubian e il 18 settembre al festival per presentare il nuovo Ad Alessandria gli alberi camminano, appena uscito per Feltrinelli. Dal 2018 negli Usa con la famiglia, lo scrittore ha raccontato di aver lasciato l’Egitto quando, dopo aver diffidato gli editori dal pubblicarlo e i media dal dargli spazio, la repressione ha preso di mira le sue figlie: «Ma sono ottimista. Il futuro è dalla parte dei rivoluzionari e finiremo col vincere». Gli chiedono di Giulio Regeni («Una grave violazione dei diritti umani. L’ho incontrato una volta al Cairo, mi aveva cercato») e dei profughi palestinesi che premono al confine: «I rapporti tra Israele ed Egitto sono ottimi. Il Cairo ha firmato un accordo per importare gas israeliano fino al 2040 e chi sventola bandiere palestinesi in Egitto viene arrestato».
Pordenonelegge guarda in faccia il Medio Oriente
Nel corso della manifestazione si parla di libri, ma i discorsi degli scrittori ospiti, l’egiziano ʿAla al-Aswani, il francese Olivier Guez e l’israeliano Alon Altaras, vanno inevitabilmente a cadere sulle crisi internazionali










