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18 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:55

Un “crescente squilibrio economico” dovuto a “livelli produttivi non sufficienti” a garantire la tenuta dei conti a causa dei “costi fissi”. Insomma, l’Ilva ha troppi dipendenti rispetto a quanto produce in questo momento e quindi deve aumentare del 50% i lavoratori in cassa integrazione. I vertici di Acciaierie d’Italia, gestore dello stabilimento e in amministrazione straordinaria, hanno spiegato così ai sindacati la richiesta di ammortizzatori sociali per 4.450 operai e quadri rispetto ai 3.000 attualmente autorizzati. Anche perché “il mercato è in calo e i ricavi diminuiscono sempre più” e ogni giorno che passa è un “granello di difficoltà”.

E la luce non si vede in fondo al tunnel, hanno chiarito il direttore generale Maurizio Saitta e il responsabile delle Risorse Umane Claudio Picucci durante l’incontro al ministero del Lavoro di fronte ai rappresentanti dei metalmeccanici che chiedevano lumi e sottolineavano come il faccia a faccia sia arrivato dopo ben sei rinvii. Una buona notizia, però, i dirigenti sono riusciti a darla: la procura di Taranto deciderà entro una decina di giorni sul dissequestro dell’altoforno 1, quello incendiatosi a maggio, e – se la decisione dovesse essere positiva per l’azienda – potrà tornare in marcia entro la primavera del 2026. “Ci vorranno sei mesi e mezzo”, ha chiarito Picucci parlando del tempo necessario per i lavori necessari al ripristino. La previsione, in sostanza, smentisce l’allarme del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che nelle settimane successive all’incidente, mentre tentava di scaricare ogni responsabilità dei danni alla magistratura, si era spinto a dire: “Verosimilmente l’impianto è del tutto compromesso”.