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16 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:53

Sei rinvii, poi l’anticipo e ora un nuovo colpo di scena: la procedura per la richiesta di incremento della cassa integrazione per l’Ilva è una storia senza fine. Che diventa sempre peggiore. La vicenda è in ballo dal 12 giugno, quando Acciaierie d’Italia – gestore dello stabilimento e in amministrazione straordinaria – aveva chiesto di aumentare il numero dei dipendenti in cassa portandoli dai 3.062 autorizzati a marzo a 4.050 a causa – questa la motivazione dei commissari – del sequestro dell’altoforno 1 in seguito all’incendio di maggio, senza mai citare il problema a monte della mancata ripartenza di Afo2 rispetto al cronoprogramma.

Poi la procedura è rimasta bloccata per mesi, in un susseguirsi di rinvii degli incontri al ministero del Lavoro tra azienda e sindacati. Alla fine, negli scorsi giorni, il governo ha deciso di anticipare il confronto dal 30 al 18 settembre. Ora, alla vigilia del tavolo, l’ennesima doccia fredda: Acciaierie d’Italia ha presentato un’istanza di modifica della richiesta della cassa integrazione che prevede l’aumento a 4.450 dipendenti. Quattrocento persone in più di quante ne aveva richieste a giugno, un aumento di circa 1.400 rispetto a quelle attualmente autorizzate. In pratica, quasi il 50% in più.