di Enza Plotino

Vorrei parlare della cultura dell’odio che la destra sta cercando in ogni modo – legale e illegale – di insinuare nella vita e nelle coscienze di milioni di cittadini. Sa che solo così può vincere! Ma è un terreno che scotta, miccia che incendia come la polvere da sparo. E crea il caos, crea conflitto, “avvelena i pozzi”. Fare leva sull’odio è omicida (l’abbiamo visto in America dove le armi suppliscono alla parola violenta), ma può essere anche suicida. Perché arriva un momento in cui una popolazione lasciata nella paura e nella povertà diventa rabbiosa, non ragiona più e si rivolta violentemente contro chi l’ha portata al punto più basso dell’esistenza.

La presidente Meloni ha fatto della cultura dell’odio e della propaganda violenta e scorretta la cifra del suo governo. E questa scelta non si può sposare con un corso democratico delle istituzioni e dei rapporti con gli altri poteri e nel dialogo parlamentare. Ogni accenno di convivenza civile e di critica democratica da parte delle opposizioni, ma soprattutto dei cittadini incazzati, deve essere schivato e ributtato nella mischia della propaganda violenta e scorretta. Il governo Meloni ha costruito un muro: da una parte il nuovo establishment ricco, sovranista, bianco, razzista, omofobo, che disdegna la povertà e la combatte, che odia i diversi e li combatte, che è soprattutto ignorante (nel senso di incolto ed elementare); e dall’altra parte un mondo di persone nostalgiche per quel tempo passato in cui la cifra delle relazioni era il rispetto, l’avversione per qualsiasi diseguaglianza, l’ambizione alla pace e alla pacificazione nei rapporti, la comprensione dei disagi e delle sofferenze dell’altro, la forza delle istituzioni democratiche nazionali e internazionali.