Una nuova violenza politica fatta di insulti e offese personali si fa largo nei talk show televisivi, nelle manifestazioni di piazza e persino nelle sedi istituzionali. Con la guerra a Gaza si sono inaspriti i toni e a testimonianza di un clima sempre più teso dopo l’omicidio di Charlie Kirk è stata rafforzata la scorta al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Ed è stato proprio il ministro degli Esteri a invitare «tutti ad abbassare i toni». Ma chi lo ferma Roberto Saviano, già condannato a pagare mille euro di multa per le sue espressioni sprezzanti nei confronti del premier, chi li ferma tutti quelli che si sentono ormai in diritto di dare del «fascista» a chi non la pensa come loro. Chi lo ferma Alessandro Orsini che ha appena pubblicato un libro “Gaza Meloni. La politica estera di uno Stato satellite” e che ha dichiarato che la premier e Tajani «hanno aiutato Israele a distruggere Gaza» e «hanno sempre lavorato per impedire che qualcuno assumesse misure punitive nei confronti di Netanyahu».
Politici di sinistra orfani di un progetto politico e intellighenzia frustrata attaccano con odio alimentando nel frattempo il proprio senso di superiorità. Ginevra Bompiani, per esempio, con la leggerezza con cui avrebbe potuto ordinare un caffè durante un incontro con le amiche, ha affermato dai microfoni di un talk show televisivo che «bisogna ridere della Meloni», perché «è molto più buffona di Salvini», «è una vera buffona e le cose che dice sono ridicole».














