La scienza in sostegno della street art. Da ora in poi i musei a cielo aperto del futuro avranno - grazie a una ricerca italiana - una chance in più di sopravvivenza: le opere d'arte disseminate fra i palazzi delle città, se gli artisti seguiranno preziose informazioni scoperte dai ricercatori, potrebbero infatti durare più a lungo nel tempo. La street art è un patrimonio da difendere: oggi i murales più celebri, come quelli di artisti quali Banksy o Keith Haring fino alle opere italiane di Blu ed Ericailcane, al grande murale di Maradona realizzato a Napoli da Jorit, ai disegni brasiliani di Kobra o alla famosa Marianne a Parigi realizzata da Obey, sono considerate opere d'arte capaci di attrarre turisti da tutto il mondo.

I colori e i materiali

Anche queste opere però, tra smog, usura, vandalismi, eventi meteo estremi e varie forme di inquinamento, sono soggette a modifiche e degrado negli anni. Molto però, sostiene un nuovo studio italiano, dipende anche dai colori (e dai materiali) che vengono usati per realizzarli.

I valori dei pigmenti

Un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dall'Università degli Studi di Perugia, racconta infatti in una analisi pubblicata su "Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas)" nata nell'ambito di SuPerStAr (Sustainable Preservation Strategies for Street Art), come conoscere determinati valori dei pigmenti potrebbe aiutare a preservare la street art.