CONEGLIANO (TREVISO) - L'arte dal basso. Per rompere gli schemi e ridefinire il concetto di spazio pubblico e trasformato il muro da superficie neutra in luogo vivo, parlante, necessario. Palazzo Sarcinelli apre le sue porte nel segno di Banksy e prepara un autunno dedicato alla street art. La mostra "BANKSY e la Street Art" dal 15 ottobre 2025 al 22 marzo 2026 è un viaggio in 80 opere, dentro uno dei movimenti artistici più dirompenti, controversi e affascinanti dell'epoca contemporanea. L'esposizione, curata da Daniel Buso e organizzata da ARTIKA in collaborazione con Deodato Arte e la Città di Conegliano, nasce con l'obiettivo di raccontare la street art e la sua parabola sorprendente: da forma espressiva marginale e spesso illegale, a linguaggio globale, riconosciuto, studiato e persino celebrato nelle sedi istituzionali.

IL PROGETTO Il progetto curatoriale si sviluppa attorno a quattro grandi temi ribellione, pacifismo, consumismo e lotta anti sistema che attraversano l'opera di Banksy e dei maggiori street artist contemporanei. C'è spazio anche per interrogarsi sulle contraddizioni di questo movimento: può un'arte nata per contestare il sistema essere oggi esposta nei musei, venduta all'asta, diventare oggetto di mercato? Non vengono offerte risposte, ma contributi per stimolare una riflessione personale in ogni visitatore, lasciando spazio a domande aperte e interpretazioni individuali. Perché, in fondo, anche questa è la forza della street art: porre questioni più che dare certezze.Le radici della street art affondano in tempi e luoghi lontani: dai graffiti rupestri alle pitture murali medievali, dai murales politici del dopoguerra al muralismo messicano. Negli anni '70, dopo il golpe cileno, l'arte murale si reinventa come mezzo politico e collettivo. In Francia, durante il Maggio '68, gli slogan diventano arte; mentre a New York, nel sottosuolo della città, nasce il writing: tag, firme e simboli si moltiplicano sui treni e sui muri. Nasce una grammatica visiva nuova, destinata a lasciare un'impronta indelebile. In questo contesto prende forma la figura più enigmatica e rivoluzionaria della scena contemporanea: Banksy. Di origine britannica, ma dalla biografia ignota, Banksy ha fatto del mistero la sua cifra espressiva. I suoi lavori spesso realizzati con tecnica stencil sono interventi fulminei nello spazio urbano: soldati che disegnano il segno della pace, bambini con maschere antigas, ragazzine che abbracciano armi da guerra. Le sue immagini, ironiche e disturbanti, arrivano dritte al cuore della società contemporanea, svelando ipocrisie e contraddizioni. I luoghi scelti per le sue opere sono parte integrante del messaggio: dal muro che divide Israele e Palestina ai palazzi bombardati in Ucraina.Banksy non si limita a rappresentare il conflitto, lo attraversa. È un artista che non c'è, ma lascia ovunque il segno del suo passaggio. La sua comunicazione si muove con intelligenza tra arte e media: i suoi profili social sono il primo canale di diffusione, seguiti da una risonanza globale che trasforma ogni azione in un evento virale. La sua arte è clandestina, abusiva, ma profondamente politica. La mostra ospita anche opere di altri protagonisti fondamentali della scena urban: Keith Haring, con il suo linguaggio grafico immediato e universale, nato nei tunnel della metropolitana newyorkese degli anni '80, e Shepard Fairey, in arte Obey, che ha saputo denunciare la manipolazione delle immagini attraverso manifesti iconici. Accanto a loro, artisti contemporanei come Mr. Brainwash e Mr. Savethewall, che esplorano il confine tra arte, comunicazione e cultura pop. Per un nuovo autunno nel segno dell'arte sulle colline Unesco. CONTO ALLA ROVESCIA Il countdown è ufficialmente iniziato. Al via la prevendita dei biglietti per la mostra. Un'occasione unica per immergersi nell'universo della Street Art, esplorando la sua storia, le sue contraddizioni e i suoi protagonisti. Tra le opere esposte, una novità di grande rilievo è l'inclusione di Kids on Guns, un'opera unica di Banksy, realizzata con vernice spray su tela. L'immagine ritrae due bambini stilizzati: un maschio con un orsacchiotto e una femmina con un palloncino a forma di cuore in rosso brillante. I due stanno in cima a una montagna di armi fucili, pistole, bombe una vera e propria piramide di violenza. È un contrasto potente tra l'innocenza infantile e l'orrore della guerra. Il bimbo consola la bambina appoggiandole una mano sulla spalla, gesto di solidarietà e speranza che emerge dal cuore della distruzione. Il palloncino rosso diventa il simbolo della fragilità del sentimento, pronto a spezzarsi in un mondo violento. La composizione richiama l'impianto piramidale del capolavoro di Delacroix La Libertà che guida il popolo, incarnando la tensione tra oppressione e aspirazione alla libertà.Nel 2013, durante la sua "residenza" Better Out Than In a New York, Banksy vendette in un chiosco improvvisato alcune edizioni di Kids on Guns a soli 60Ødollari, svelando il paradosso tra il valore simbolico e quello del mercato dell'arte. Oggi Kids on Guns è esposto in mostra come testimonianza tangibile della poetica di Banksy: la delicatezza dell'infanzia che resiste sopra un cumulo di armi, l'arte che disturba i potenti e cerca di confortare i più vulnerabili. La mostra in arrivo a Sarcinelli, oltre a Banksy, presenterà le opere di altri artisti che hanno segnato la scena urban, come Keith Haring e Shepard Fairey (Obey), e talenti contemporanei come TvBoy, Mr. Brainwash e Mr. Savethewall.