Il carrello della spesa costa più di quanto pensiamo. E non per il portafoglio, ma per il pianeta: aria, acqua e suolo finiscono nel conto. Al Food Social Impact 2025 è stato mostrato lo “scontrino invisibile” degli acquisti quotidiani. Si chiama Indice di Impatto Socio-ambientale delle Filiere Agroalimentari (ISFA) e traduce in euro il peso ambientale e sociale del cibo che portiamo in tavola.

I risultati

Il verdetto non lascia dubbi: il prezzo reale di molti prodotti di largo consumo è decisamente più alto di quello a scaffale. Lo yogurt, per esempio, non costa 4 euro al chilo ma 6,61: un +65% dovuto alle emissioni di gas serra, al benessere animale e alle condizioni di lavoro lungo la filiera. La pasta, icona della dieta mediterranea, presenta un +42%, mentre la passata di pomodoro, orgoglio del made in Italy, sale del 53% soprattutto per il consumo d’acqua e l’impatto sulla biodiversità. O ancora, il pane bianco, irrinunciabile alimento quotidiano, registra un +52% legato ai fertilizzanti e all’eutrofizzazione dei terreni. E poi c’è il prosciutto cotto, che, con un prezzo già elevato di suo, aggiunge più di 4,50 euro di costi esterni al chilo per effetto delle emissioni e dell’impatto dei mangimi.