di

Eleonora Lanzetti

La partenza della comunità monastica è stata dettata da decisioni autonome del Capitolo. Il monumento, capolavoro tardo-medievale e rinascimentale, richiama oltre 100 mila visitatori l’anno

Un accadimento tutt’altro che inusuale, il vedere turisti sconsolati allontanarsi dal complesso monumentale della Certosa di Pavia senza aver potuto visitarlo. Ciò accade soprattutto tra le 11.30 e le 14.30, quando i frati non possono tenere aperta la basilica e i musei. Uno dei simboli religiosi ed artistici della Lombardia, da sempre ad accesso gratuito, è stato gestito da che se ne ha memoria da un piccolo gruppo di monaci cistercensi stanziali del monastero dal 1968 (in questo articolo, le parole dell'abate Loreto Camilli: «Siamo addolorati, alcuni vivevano lì da 30 anni»).

Dal 1° gennaio 2026, però, avverrà un cambio significativo: la comunità dei frati lascerà la Certosa, e la gestione del monumento passerà al ministero della Cultura attraverso la Direzione regionale Musei nazionali Lombardia. Tra le prime novità introdotte ci sarà il biglietto d’ingresso per visitare la chiesa che custodisce mirabili opere e il monumento funebre di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este, chiostri, affreschi trecenteschi, dipinti di Luini, sculture rinascimentali, una collezione di gessi ottocenteschi, e lo Studiolo Ducale, affrescato con motivi romani.