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Quasi tutte le mattine verso le 9:30 uno dei sei monaci che abitano nella Certosa di Pavia, appena fuori dalla città, riceve i turisti nella navata centrale della chiesa e li porta in giro per il monastero. Quando una visita finisce ne comincia subito un’altra, e così fino alle 11:30, quando l’abbazia chiude per riaprire alle visite dalle due alle sei del pomeriggio. È una delle mansioni che i monaci svolgono da quando sono arrivati, nel 1968, e che a partire dal primo gennaio del 2026 non svolgeranno più.

Nel 2023 infatti l’assemblea dell’Ordine cistercense, di cui i sei monaci fanno parte, ha deciso che non avrebbe rinnovato l’accordo di gestione della basilica con il ministero della Cultura. Da gennaio quindi la gestione sarà solo della direzione regionale Musei Lombardia, cioè del ministero. Il direttore Rosario Maria Anzalone ha detto di aver tentato in varie occasioni di convincere i monaci a restare ma che «la comunità cistercense ha considerato irrevocabile la scelta».

I cistercensi non hanno mai motivato pubblicamente questa decisione, ma è da anni che la gestione della basilica è al centro di problemi e dibattiti che riguardano il suo mantenimento e una maggiore apertura al turismo voluta dal ministero della Cultura e poco conciliabile con la vita dei monaci.