Dopo due settimane di cammino sono entrati in piazza San Pietro con tanto di megafono ad annunciare il loro arrivo, i due asinelli Bianca e Rocco e la statua da 15 chili di Santa Caterina, portata in spalla negli oltre 200 chilometri a piedi nelle campagne tra Toscana e Lazio. Un’allegra "processione" ha chiuso il viaggio dei pellegrini di Montegiovi, partiti dal piccolo borgo in provincia di Grosseto lo scorso 30 agosto per chiedere aiuto e ascolto a Papa Leone XIV, con l’obiettivo di salvare la canonica della chiesa di San Martino ormai a rischio crollo. Ritenuta dai cittadini un simbolo di abbandono e spopolamento delle aree interne, lo stesso fenomeno è al centro delle lettere di altre comunità incontrate lungo il tragitto, testimonianze raccolte dal gruppo e consegnate alla Gendarmeria Vaticana. "Insieme - spiegano - siamo ancora più consapevoli di dover trovare le forze e le risorse per provare a risolvere quel che non funziona, con un approccio solidale e partecipativo. Questo ci ha spinto a partire e queste sono le intenzioni che vogliamo presentare al Santo Padre e alle Istituzioni".
Guidata da uno stendardo con la scritta "Montegiovi non si arrende" la comitiva, arrivata a Monte Mario la sera di venerdì 12 settembre, la mattina seguente ha messo piede a Roma seguita da alcuni curiosi. Al traguardo si è fatta trovare pronta l’accoglienza di una cinquantina di compaesani, che hanno raggiunto la capitale il 13 settembre per l’occasione insieme al consigliere con delega alla Cultura, Associazionismo e Inclusione Federico Badini in rappresentanza del Comune di Castel del Piano. Sul percorso tra fattorie, tende e rifugi dalla Maremma passando dal lago di Bolsena, i sette viaggiatori di tutte le età hanno sfidato distanze e maltempo seguiti passo dopo passo dalla telecamera di Davide Tisato, regista originario di Montegiovi, affiancato dal fotografo Samuel Nacar vincitore del World Press Photo 2024: il cammino diventerà infatti un docufilm intitolato "Il Nostro Miracolo". E tra le tappe non sono mancati gli incontri pubblici, a Castell’Azzara (Grosseto) e Blera (Viterbo), con le comunità locali: "È stata un’esperienza intensa sia per l’impegno fisico sia per la dimensione spirituale" hanno dichiarato i pellegrini. "Alla nostra volontà di salvare la canonica si è unita la passione che abbiamo trovato negli altri paesani, che hanno condiviso con noi desideri e preghiere per problemi simili".






