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17 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 18:03
I pensionati con assegni da più di 2.500 euro lordi perderanno almeno 13mila euro nei prossimi 10 anni per la mancata rivalutazione degli assegni. È quello che emerge dalle analisi del centro studi Itinerari Previdenziali e del Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, che hanno denunciato le conseguenze dei tagli alle rivalutazioni presentando l’Osservatorio sulla spesa pubblica “La svalutazione delle pensioni in Italia”. Secondo le organizzazioni, perderà fino a 115mila euro chi percepisce assegni sopra i 10mila euro lordi (circa 6mila netti).
A penalizzare i pensionati con assegni superiori ai 2mila euro netti, spiegano Cida e Itinerari Previdenziali, è stata la legge di Bilancio per il 2024, unita all‘aumento dell’inflazione del biennio 2023-2024. La penalizzazione riguarda oltre 3 milioni e 500mila pensionati, pari a poco più di un quinto della platea complessiva. Parliamo di coloro che hanno assegni oltre 4 volte il trattamento minimo, al momento fissato a 616,67 euro. Le due organizzazioni ritengono gli ultimi provvedimenti che hanno tagliato la rivalutazione ingiusti e “non esenti da possibili profili di incostituzionalità“, con particolare riferimento alle quote di pensione calcolate con metodo contributivo, che prevederebbe piena rivalutazione. La Corte Costituzionale a gennaio 2025 ha però dato il via libera ai tagli alla rivalutazione legata all’inflazione delle pensioni più elevate, sostenendo che “non è irragionevole perché salvaguarda integralmente le pensioni di più modesta entità”.








