Il governo della Bosnia-Erzegovina (BiH) non è riuscito neanche nella seduta odierna ad approvare l'agenda di riforme richiesta dalla Ue per l'erogazione dei primi fondi previsti dal Piano di crescita per il Balcani occidentali.
Ad opporsi all'adozione del provvedimento è stato il ministro per i rapporti economici e il commercio estero Stasa Kosarac (serbo), rappresentante della Republika Srpska (Rs), l'entità a maggioranza serba della BiH, mentre il ministro delle finanze Srdjan Amidzic, anch'egli serbo, non ha partecipato alla seduta del governo.
La Ue ha posto come termine per l'adozione di tale agenda di riforme il 30 settembre prossimo, e se non ci sarà alcuna approvazione la BiH resterà senza la tranche di 108 milioni di euro prevista dal Piano di crescita a favore di Sarajevo.
Il ministro Kosarac - che al pari di Amidzic è membro dell'Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), guidata dal leader serbo-bosniaco Milorad Dodik - ha respinto le accuse dei colleghi in governo rappresentanti della Federazione croato-musulmana (FBiH), l'altra entità entità del Paese, secondo cui i ministri della Rs sarebbero sotto l'influenza della Russia, affermando di aver agito solo nell'interesse e a difesa delle istituzioni della Rs. "Non c'è alcun telefono rosso, nè alcun intervento della Federazione russa", ha detto Kosarac, accusando i rappresentanti della FBiH di non voler in alcun modo comunicare con le istituzioni della Rs, e di non riconoscere il legittimo presidente della Rs (Milorad Dodik. al quale è stato revocato il suo mandato presidenziale), nè il governo serbo-bosniaco (il cui nuovo premier ha ricevuto il mandato da Dodik dopo che a quest'ultimo era stato revocato il mandato di presidente).






