Il designer racconta il suo amore per le scarpe. E per la regina di Francia: “Da bambino mi addormentavo con mamma che mi leggeva la biografia”
di Serena Tibaldi
Nei primi 90 secondi di conversazione telefonica, Manolo Blahnik si scusa per il ritardo di pochi minuti, spiega di aver passato la notte insonne nella casa di famiglia alle isole Canarie per vegliare uno dei suoi Labrador che a 16 anni non sta un granché bene, racconta dell’amore per l’Italia saltando dall’inglese allo spagnolo all’italiano, si ferma per scusarsi dell’eccessivo poliglottismo, anticipa i piani lavorativi autunnali, assai fitti nonostante gli 82 anni d’età. Il suo entusiasmo sommerge chi lo ascolta. Ed è un piacere; Blahnik è un pilastro della moda, uno dei pochi veri maestri ancora in attività. Lui è il creatore di scarpe per eccellenza, il picco delle calzature di lusso, quelle su cui vale la pena investire cifre anche oscene, quelle con cui Big ha chiesto a Carrie di sposarlo, e sapete benissimo di quale Carrie e quale Big stiamo parlando. Nei prossimi giorni inaugurerà al Victoria & Albert Museum di Londra la mostra dedicata a Maria Antonietta di cui è sponsor, e negli stessi giorni aprirà la sua boutique milanese in via Verri, subito dopo la riapertura di quella londinese. "Perché continuo a lavorare? Semplice, mi diverto".








