Egregio direttore, il generale Roberto Vannacci, ex paracadutista ora assurto al ruolo di vice segretario nazionale della Lega, ieri si è inserito da par suo nel dibattito sulla morte di Charlie Kirk e sul clima di odio, per dire che «la violenza è sempre a sinistra». Immagino che lei, visto anche ciò che ha scritto l'altro ieri sulle reazioni alla morte dell'ideologo di Trump, condividerà questa illuminante interpretazione della realtà politica.
Lucio Salvi
Padova
Caro lettore, mi spiace deluderla: lei si sbaglia.
Credo di conoscere abbastanza la storia, recente e passata, di questo Paese per non poter in alcun modo condividere le affermazioni dell'onorevole Vannacci. Ma non posso dire di essere troppo meravigliato dalle sue parole. Perché è nello stile del personaggio provocare e gettare benzina sul fuoco. E perchè una frase di quel tipo, giusta o sbagliata che sia, rispecchia la visione della politica che Vannacci e altri come lui hanno e perseguono. Anche se ha smesso la mimetica per indossare il vestito blu da europarlamentare, l'ex generale resta un incursore: per lui anche in politica gli avversari non esistono. Sono contemplati solo i nemici: da screditare, irridire, sconfiggere ed eliminare. Il confronto, l'ascolto e il riconoscimento delle ragioni degli altri (degli avversari appunto) non rientrano nella sua filosofia. In lui prevale sempre la logica della contrapposizione frontale, dell'arena politica come ring, dello scontro fra i buoni e i cattivi. Dove, ovviamente, i primi stanno tutti e solo da una parte e i secondi tutti dall'altra. Questo è il mondo, non sempre al contrario, di Vannacci. Diciamo però la verità: sono in tanti, anche a sinistra, ad aver lo stesso approccio muscolare e manicheo dell'ex generale. A vivere e ad interpretare la politica come un perenne, infuocato derby calcistico, dove l'intolleranza, il pregiudizio e il disprezzo per l'altro guidano ogni giudizio e ogni parola, prevalgono su ogni scelta. L'omicidio di Charlie Kirk e il dibattito incandescente che ha innescato, sono stati, in questo senso, una cartina al tornasole. Hanno dimostrato quanto sia diffuso e radicato, alle diverse latitudini politiche, questo modo di essere e di pensare. Muscolare e manicheo. Non mi riferisco solo ai messaggi orribili ma purtroppo tragicamente prevedibili, di collettivi di estrema sinistra come "Osa" e "Cambiare Rotta" che hanno celebrato la morte di Kirk con post festanti ("meno 1, oggi è un giorno meno nero") degni degli anni di piombo. Penso anche ai tanti silenzi e agli squalificanti (per loro innanzitutto) distinguo in cui si sono cimentati sul caso Kirk alcuni opinionisti e commentatori che si fregiano dell'etichetta di progressisti. O al rifiuto dell'Europarlamento di osservare un minuto di silenzio per ricordare l'omicidio dell'attivista trumpiano. Come se la vita di una persona non contasse più nulla e potesse essere cancellata semplicemente in nome delle diverse convinzioni e posizioni. Sarebbe bene abbassare i toni. Da tutte le parti.











