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Ultimo aggiornamento: 17:27

L’episodio dei droni russi penetrati nello spazio aereo polacco ha scatenato un’ondata di polemiche a casa nostra. I commentatori filo-putiniani hanno subito cercato di minimizzare. Ricordando passate accuse sbagliate ai russi, citando il caso del GPS della von der Leyen o quello del Nord Stream 2, denunciando la presunta “propaganda bellicista insopportabile” dell’Occidente, costoro paiono insinuare che i droni sulla Polonia non fossero droni, o non fossero russi, o non fossero armati, o non fossero entrati in Polonia, o vi fossero entrati “per errore”.

Ma la realtà è testarda: quei velivoli, russi e armati, erano diciannove, lenti, guidati da operatori; e hanno percorso centinaia di chilometri nello spazio aereo di un Paese Nato. A questo punto, la domanda cruciale è: perché il Cremlino ha autorizzato una mossa tanto rischiosa e apparentemente priva di senso?

Una delle spiegazioni più ricorrenti è che i droni siano stati inviati per “saggiare” le difese occidentali. Ma questa ipotesi non convince. Nessuno compie un gesto così dirompente solo per raccogliere dati che si possono ottenere in mille altri modi. Se eliminiamo le spiegazioni assurde e quelle fragili, l’ultima che rimane è: una provocazione deliberata.