La vicenda dei droni in Polonia, della provocazione della Russia di Vladimir Putin, si arricchisce di ulteriori dettagli. Una storia sempre più nebulosa. Al centro la casa pesantemente danneggiata a Wyryki Wola, divenuta il simbolo dell’attacco avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Il premier polacco Donald Tusk lo aveva definito una "provocazione su larga scala".

Ora, però, si fanno largo alcuni dubbi: l’agenzia di stampa Rzeczpospolita ipotizza infatti che i danni potrebbero essere stati provocati non dai droni, ma da un missile Nato partito per intercettarli. Nel frattempo, l’Ufficio per la Sicurezza Nazionale (BBN) e il presidente Karol Nawrocki hanno criticato la gestione della comunicazione ufficiale: "I messaggi rivolti ai polacchi devono essere verificati e confermati, soprattutto in un contesto di disinformazione e guerra ibrida".

Le immagini della casa colpita, che si trova nel Voivodato di Lublino, hanno subito fatto il giro del mondo: il tetto scoperchiato con le travi a vista, i mattoni crollati sul giardino e sull’auto distrutta. A viverci due pensionati, Alicja e Tomasz Wieselowski, che dopo l’incidente erano finiti sulle prime pagine dei giornali. Al Moscow Times avevano raccontato di aver visto in tv un servizio proprio sull’incursione dei droni, quando un aereo aveva sorvolato la loro abitazione e, subito dopo, un boato aveva scosso le mura. Fortunatamente, nessuno dei due è stato ferito. Già allora non erano mancate perplessità: dalle immagini non era chiaro cosa fosse successo, ma una cosa appariva evidente, la casa non aveva tracce di incendio. Piuttosto, sembrava il risultato di un impatto violento.