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Ultimo aggiornamento: 7:40

di Angelo Palazzolo

Era da tanto che la Russia non “provocava” l’Europa. I Paesi baltici cominciavano ad innervosirsi, Von der Leyen e Kallas a sbuffare, Meloni a guardare sospirante il cielo, Mattarella a passeggiare nervosamente per il corridoio del Quirinale, poi all’alba del 10 settembre – finalmente – una quindicina di droni violano lo spazio aereo polacco, scatenando orgasmi multipli in tutti i russofobi dell’Ue e della Nato e facendo stappare una bottiglia di champagne a Zelensky.

La faccenda monta come panna fresca e tra l’invocazione di un articolo 4 della Nato (preludio al più famoso articolo 5) e le frasi incendiarie di Tusk, Merz, Starmer et alii arriva anche il monito di Mattarella, sempre molto abbottonato quando parla di Israele, ma prodigo di richiami quando c’è di mezzo la Russia: “L’episodio di droni in Polonia è gravissimo. Quel che crea allarme è che ci si muove su un crinale dal quale si può scivolare in un baratro di violenza incontrollato […] le dichiarazioni minacciose del Cremlino ai paesi europei sono un elemento che induce all’allarme”. Suppongo che con quest’ultima frase Mattarella si riferisca al recente avvertimento di Putin: “Eventuali truppe straniere in territorio ucraino saranno considerate obiettivi legittimi”.